Open day 2017-2018

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Genitori

Il Liceo Pertini considera importante la presenza dei genitori nella scuola per le seguenti ragioni pedagogico-educative:

a) La partecipazione dei genitori alla vita della scuola è necessaria per garantire coerenza educativa all'azione di famiglia e scuola.

b) La collaborazione tra scuola e famiglia è indispensabile, se si vuole rendere armonici i processi d'istruzione e di educazione portati avanti dalle due istituzioni. Infatti, lo svluppo cognitivo e comportamentale sono positivamente correlati con il corretto andamento dei rapporti tra genitori e insegnanti.

In siffatto procedere, occorre avere ben presente che l'azione di una istituzione non può esautorare quella dell'altra. Al tempo stesso bisogna avvertire che se l'azione della scuola è prevalentemente istruttiva (educa mentre istruisce), l'azione della famiglia è prevalentemente educativa (istruisce mentre educa).

Invocare l'opportuno inserimento e avvaloramento della famiglia nella scuola non è pretesa d'indebita ingerenza né è da intendere come un vezzo pedagogico. L'esigenza è giustificata dall'art. 30 della Carta costituzionale. Secondo tale dettato, «È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio. Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti. La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima. La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità». Chiaramente collegato al concetto di famiglia come società naturale presente nell'articolo 29, l'articolo 30 esprime bene l'idea secondo la quale al nucleo domestico spettano precise funzioni, connesse con i diritti-doveri che i coniugi, attraverso la procreazione, acquistano nei confronti della prole.

Ne discende che non spetta allo Stato provvedere alle necessità familiari, siano esse materiali, d'istruzione, di educazione. Queste ineriscono alla famiglia, in quanto realtà di convivenza dotata di autonomia di vita e di azione. Lo Stato, che con l'art. 31 s'impegna ad agevolare «con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose», secondo l’art. 30 interviene solo in casi d'incapacità conclamata e manifesta dei genitori di assolvere i diritti-doveri summenzionati. Il quadro costituzionale, insomma, in armonia con l'autonomia riconosciuta alla formazione della famiglia, ribadisce l'estraneità dello Stato rispetto alle prerogative d'azione della medesima. Ai pubblici poteri riserva il diritto-dovere di sostenerla sempre nel processo di organizzazione/funzionamento e d'interporsi in maniera diretta solo nelle situazioni eccezionali in cui è palese la condizione d'inadeguatezza dei genitori. Nel complesso, l' art. 30 ripropone in termini chiari l'attenzione dello Stato per il bene-famiglia, specialmente per quanto occorre a garantire l'adeguato sviluppo della prole. Questa occupa un posto fondamentale nella pianificazione/programmazione della vita della nazione, al punto che la Repubblica, circa i figli nati fuori del matrimonio, mentre li tutela sotto gli aspetti giuridico e sociale, impone ai generanti il diritto-dovere di provvedere alle loro necessità.

In conformità al dettato costituzionale, è possibile asserire che la compagine domestica si rivolge alla scuola, chiedendo ad essa di essere aiutata nell'assolvimento del diritto-dovere all'istruzione e all'educazione dei figli. Pertanto, in siffatto contesto, è la famiglia il soggetto, l'attore principale del rapporto intrecciato con la scuola: questa è al servizio di quella ed è chiamata ad agire secondo il principio della sussidiarietà. Sotto l'aspetto costituzionale, il diritto-dovere della famiglia di istruire ed educare è primario rispetto a quello di qualsiasi altro ente: l'azione della scuola si giustifica e trova ragione d'essere soltanto su tale premessa.
Il principio di sussidiarietà chiarisce ulteriormente la questione, determinando che alla scuola, quindi allo Stato, spetta il compito di aiutare la famiglia nell'attuazione del diritto-dovere primario di garantire ai figli istruzione ed educazione. Va da sé, allora, che se da parte della famiglia non  vi può essere delega, da parte della scuola non vi può essere  esautorazione di funzioni.

Scuola e famiglia devono poter agire su di un piano di parità, contraddistinte da precisi diritti e doveri, tese entrambe ad attuare un patto formativo in un rapporto di reale cooperazione. L'istanza della cooperazione conferisce maggiore forza e concretezza al tema del patto formativo, il quale, anch'esso raccomandato dalle leggi, può essere chiarito proprio alla luce della reciprocità tra scuola e famiglia, ovvero in riferimento alla ridefinizione dei rispettivi ruoli e funzioni.

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