Da dove sto chiamando

Raymond Carver

Raymond Carver, Da dove sto chiamando

 

Ci sono autori che ridefiniscono l’orizzonte dello scrivere. L’americano Raymond Carver (1938 – 1988), che ha praticato la poesia, la narrativa e la saggistica, ha influenzato, in particolare, l’arte del racconto in maniera così profonda e decisiva, che oggi è davvero impossibile separare il suo nome dall’idea stessa della narrazione breve. E la proposta di questa settimana è relativa, appunto, a una raccolta di trentasette racconti, o meglio, a una auto-antologia alla quale lo stesso Carver ha dato vita, poco prima di morire, una rassegna di testi di incredibile valore, ma anche – in qualche modo – una sorta di testamento, artistico e personale. La principale occupazione dello scrittore – come pure del lettore – non è la letteratura, sosteneva Carver, ma la vita,  e la vita – si può dire, sintetizzando – è la grande protagonista di questi racconti: la vita con i suoi deragliamenti, le sue sorprese, i suoi abissi. Da una parte c’è il sogno americano, dall’altra ci sono le esistenze dolenti, ironiche, tragiche e vere dei personaggi carveriani: in mezzo, c’è il genio dell’autore, che coglie e fissa i momenti, gli scarti minimi, la banale precisione della vita nel suo farsi. Due racconti su tutti: Cattedrale e Una cosa piccola ma buona

Buona lettura e buone vacanze.

CG

 

Raymond Carver, Da dove sto chiamando. Racconti, Einaudi 2014

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